lunedì 26 dicembre 2011

Wystan Hugh Auden

Terzogenito di George Augustus, medico di buona cultura e animo gentile, e della dispotica Rosalie Bicknell, ex infermiera che in gioventù voleva andare missionaria in Africa, Wystan Hugh Auden nasce a York, North Yorkshire, il 21 febbraio 1907, e cresce a Solihull, nelle West Midlands, circondato da un paesaggio industriale destinato a ritornare con insistenza nella sua poesia. Dal 1915 al 1920 studia alla St. Edmund's School di Hindhead (Surrey), dove stringe la prima grande amicizia, col futuro romanziere e memorialista Christopher Isherwood (1904-1986); e dal 1920 al 1925 alla Gresham's School di Holt, nel Norfolk (uno «stato fascista», dirà più tardi di quella scuola). Infine, dal 1925 al 1928 è a Oxford, al Christ Church, dapprima come studente di biologia, poi di scienze politiche, filosofia, economia, e ben presto di inglese; ma senza brillare particolarmente in nessuna materia.



È di questi anni l'apprendistato poetico, all'insegna di quella famigerata oscurità di cui Isherwood ha dato una spiegazione, per così dire «genetica», raccontando come Auden si fidasse tanto ciecamente del giudizio dell'amico da cestinare ogni poesia che a questi non piaceva, salvando però (se c'era) l'unico verso lodato, che poi «riappariva in una nuova poesia. E se non mi piaceva nemmeno quella poesia, ma ne ammiravo un altro verso, allora entrambi i versi riapparivano in una terza poesia e così via finché non ne nasceva una poesia che era una piccola antologia dei miei versi preferiti, allineati insieme senza neppure tentare di dar loro un senso compiuto». 


Rifiutato da T.S. Eliot, il suo primo libro, Summer - Poems, esce nel 1928 in un'edizione non commerciale d'una manciata di copie, stampate privatamente da Stephen Spender (1909-1995), altro grande amico e sodale. Tra il 1928 e il '29 Auden trascorre nove mesi di soggiorno a Berlino: qui, aggiunta alla lettura dell'amato Freud quella dello psicologo inglese Homer Lane, dà libero sfogo alla propria omosessualità nei quartieri popolari della città (di nuovo, vien da rimandare a Isherwood e alle sue Storie berlinesi). Tornato in patria, per cinque anni si dedica all'insegnamento nelle scuole superiori, in Scozia e in Inghilterra, mentre presso Faber (la casa editrice di Eliotl escono i primi difficili libri, risolutamente antiromàntici, Poems (1930) e The Orators (1932), di notevole successo critico, a dispetto dell' enigmaticità, soprattutto fra quei giovani scrittori e intellettuali marxisti che presto verranno individuati come la «Auden generation»: oltre a Spender, Louis MacNiece, Cecil Day-Lewis, E.P. Upward. Un terzo libro di poesia, Look, Stranger!, esce nel 1936. Nel frattempo, in collaborazione con Isherwood, scrive i tre drammi The Dog Beneath the Skin (1935), The Ascent of F-6 (1936) e On the Frontier (1938). 


Nel 1935, per procurarle il passaporto britannico, sposa Erika Mann, attrice e giornalista, lesbica, figlia del celebre romanziere tedesco. Abbandonato l'insegnamento, per qualche mese lavora al seguito di una compagnia cinematografica, girando alcuni documentari tra i quali Night Mail (1935), musicato da Benjamin Britten (1913-1976), con cui collaborerà anche ad altri progetti. Nell'estate del 1936 visita l'Islanda (Auden era convinto che nelle sue vene scorresse sangue islandese, e fu sempre assiduo lettore e studioso delle saghe nordiche), in compagnia di Louis MacNiece: frutto del viaggio, il libro a quattro mani Letters [rom Iceland (1939), che contiene la spassosa, semiautobiografica Letter to Lord Byron. Nel gennaio-marzo 1937 è in Spagna come osservatore della guerra civile, un'esperienza cruciale che lo spinge a riorientare, non certo verso la reazione, ma verso un impegno meno frontale, le sue persuasioni politiche. Non è iscritto al Partito comunista, e viene perciò snobbato dai rivoluzionari; si aggira per Barcellona e trova le chiese tutte serrate e neanche un prete per strada: «con mio grande stupore m'accorsi che la scoperta mi indignava e mi turbava profondamente»; al ritorno pubblica comunque in pamphlet la celebre poesia Spain (29 maggio), destinando i proventi delle vendite agli aiuti sanitari per quel popolo. Nel '38, assemblato in fretta e furia un Oxford Book of Light Verse, parte con Isherwood alla volta della Cina in guerra col Giappone. Journey to a War (1939), il libro composto in collaborazione che risulterà dal viaggio, si conclude con una sequenza di sonetti, In Time of War, che testimoniano il dilemma dello scrittore impegnato il quale scopre come sia impossibile servire la verità mantenendo un posizione politica netta; e mentre la guerra cino-giapponese diviene metafora di una guerra in corso sempre e ovunque, comincia ad affiorare un certo simbolismo cristiano (che caratterizzerà le raccolte degli anni Quaranta). Tornando dalla Cina via Giappone i due amici attraversano gli Stati Uniti in treno e, nel gennaio 1939, arrivano insieme a New York: per entrambi un trasferimento definitivo, visto con una certa riprovazione - una fuga ai primi venti di guerra - da molti intellettuali europei. 




Poche settimane dopo l'arrivo in America Auden incontra il diciottenne Chester Kallman (1921-1975), efebica bellezza che gli sarà compagno per il resto della vita, in reciproca e talvolta dolorosa infedeltà. A Kallman è dedicato Another Time (1940), il primo libro «americano» di Auden, forse il più vario e significativo, in cui si prende atto della sconfitta delle utopie rivoluzionarie degli anni Trenta e si cerca di definire un nuovo ruolo per l'artista nel disincanto che «la poesia non fa succedere niente» (come si dichiara nella maestosa elegia per la morte di Yeats). Nel frattempo il poeta, sotto l'influenza di Kierkegaard e di Reinhold Niebuhr (1892-1971), il maggior teologo protestante americano, riprende a frequentare la chiesa, descrivendo la propria conversione all'anglicanesimo nell'«oratorio cristiano» For the Time Being, dedicato alla madre (morta nel '41) e pubblicato in volume nel '44 insieme al celebre «commento» in versi alla Tempesta shakespeariana, The Sea and the Mirror, che Auden considerava la propria ars poetica. Un volume di Collected Poetry of W.H. Auden (1945) riorganizza - o forse confonde - la sua produzione disponendola in ordine alfabetico, variando alcune poesie e omettendone un paio di molto famose fra le più politiche. Nel 1946 diventa cittadino americano e l'anno successivo The Age of Anxiety, dialogo poetico a quattro voci di sapore joyciano, vince il Premio Pulitzer. Nel 1948 scopre Ischia, dove tornerà ogni estate per i dieci anni successivi "Lo lascio pieno d'invidia", scriverà Eugenio Montale dopo un breve incontro con Auden a Venezia, "mi mancherà sempre la gioia di vivere da straniero in Italia. E Dio sa se non ho provato a farlo: ma quando ci si è nati il giuoco non riesce!". Sorpassate certe crudezze un po' didascaliche dei versi degli anni Quaranta, la poesia di Auden è ormai entrata in una fase più distesa, dove il dettato è al tempo stesso colloquiale ed elevato, intensamente urbano: così in Nones (1951), in The Shield of Achilles (1955) e in Homage to Clio (1960). 
Nel frattempo, continuando a far centro su New York, si guadagna da vivere insegnando in varie università statunitensi e con svariate pubblicazioni giornalistiche e opere su commissione, come il libretto per l'opera di Stravinskij La carriera di un libertino (1951), scritto in collaborazione con Kallman; o compilando antologie, come la tuttora eccellente Poets of the English Language (con N.H. Pearson, 1950, in 5 volumi) e il celebre Faber Book of Aphorisms (1962). 






Nel 1953 si trasferisce in un piccolo appartamento al numero 77 di St. Mark's Place, nel Lower East Side di Manhattan, proverbialmente sporco e caotico, ma punto di ritrovo - per i vent'anni successivi - di scrittori, intellettuali, artisti, studenti newyorkesi e un po' di tutto il mondo. Nel 1954 riceve il Premio Bollingen e diventa membro dell'American Academy; per alcuni anni dirige anche la prestigiosa «Yale Series of Young Poets», promuovendo alcuni dei maggiori giovani talenti (è lui a pubblicare John Ashbery, uno dei poeti americani più significativi del secondo Novecento). 
Dal 1956 al 1961 ricopre la cattedra di poesia a Oxford (le sue lezioni sono pubblicate in The Dyer's Hand, 1962, un libro di critica letteraria - e non solo - particolarmente istruttivo e godibile). Esaurito il periodo ischitano, comincia a trascorrere l'estate a Kirchstetten, vicino a Vienna, dove negli anni Sessanta acquista il cottage cui si ispira About the House (1965), con una poesia dedicata a ogni stanza della casa (tranne la camera da letto dell'amato ma troppo promiscuo Kallman). 
Negli anni della vecchiaia (celebri le foto del suo volto profondamente segnato dalle rughe: come talvolta capita agli uomini decisamente brutti in gioventù, con l'età i tratti del suo viso si erano composti - cioè erano crollati - in una sorta d'autorevole bellezza) Auden non cessa di produrre poesia, spesso epigrammatica e solo apparentemente semplice, sempre con olimpico controllo formale (City without Walls, 1969; Epistle to a Godson, 1972; il postumo Thank You, Fog, 1974); scrive altri libretti con Kallman (che invece invecchia assai male); pubblica uno zibaldone di citazioni favorite, A Certain World (1970); continua la sua vasta attività saggistica (in gran parte raccolta in Forewords and Aftenoords, 1973); né si risparmia come conversatore di stampo quasi settecentesco (con qualche singolare mania: come quella di andarsene a letto puntualmente alle nove di sera, anche se gli ospiti sono appena arrivati e chiacchierano e bevono nella stanza accanto). La morte per infarto lo coglie a Vienna la notte del 28 settembre 1973.

Fonte: Un altro tempo
ed. Corriere della Sera

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